Comunicare l archeologia
Comunicare l’archeologia è un gruppo di lavoro che si prefigge come obiettivo la formazione di archeologi in grado di comunicare al maggior numero di persone i risultati e i metodi delle ricerche archeologiche, soprattutto in Liguria.
La nostra mission è quella di collaborare con archeologi e professionisti della comunicazione e della divulgazione, candidandoci come promotori di una figura professionale ancora inesistente:
un archeologo che sappia elaborare progetti di comunicazione al grande pubblico conoscendone gli strumenti, ma senza far mancare a questi prodotti il rigore scientifico, la precisione e la completezza delle informazioni.
in sintesi: Fare un’archeologia che sia comunicativa (e che non si limiti solo al livello scientifico e divulgativo) e incentivare una comunicazione maggiormente archeologica (cercando spazi e collaborazione per aumentare l’informazione sulle ricerche archeologiche).
MS, 2005
Buona navigazione!
per aderire al gruppo, collaborare con noi, o avere qualsiasi informazione, scrivete a comunicarelarcheologia@gmail.com
giovedì, 26.08.10
www.grupporicerche.it
E' nuovamente on line il sito web del GruppoRicerche - sezione genovese dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri, all'interno del quale opera il progetto di ricerca Comunicare l'archeologia.
Grafica e contenuti rinnovati, sul sito vi è la possibilità di visualizzare le ricerche in corso da parte del Gruppo Ricerche, le sue convenzioni e collaborazioni.
Questo il link: www.grupporicerche.it
lunedì, 09.08.10
Comunicare l’archeologia partecipa al II Corso di Giornalismo e Comunicazione archeologica
Nell’ambito delle attività 2010 del Progetto di Ricerca “Comunicare l’Archeologia”, vogliamo segnalare la partecipazione di Matteo Sicios e Marina Lo Blundo al II Corso di Giornalismo e Comunicazione archeologica che si svolgerà a Roma nell’ottobre prossimo.
Questa è senza dubbio un’importante occasione di confronto con altre realtà che in Italia si occupano di Comunicazione dei Beni Culturali, e di crescita, in quanto grazie a questa partecipazione il Progetto “Comunicare l’archeologia”, e il GruppoRicerche di Genova acquista visibilità in campo nazionale.
Questi i temi degli interventi: innanzitutto la presentazione del Progetto Comunicare l’archeologia, la sua mission e le sue attività; Marina Lo Blundo, amministratrice del blog Comunicare l’archeologia, analizza la comunicazione archeologica che avviene in internet attraverso lo strumento del blog, con tutte le problematiche che esso comporta in fatto di validità dei contenuti, di affidabilità dell’autore e di pubblico dei lettori. Matteo Sicios, forte della sua esperienza in campo museale, propone un laboratorio teorico-pratico dedicato alla comunicazione nel museo.
Per prendere visione del programma del II Corso di Giornalismo e Comunicazione archeologica consultare la pagina web www.centrostudiumanistici.it.
lunedì, 02.08.10
Corso di Giornalismo e Comunicazione archeologica
Dopo la prima edizione del 2007/08, dal 4 ottobre partirà il nuovo Corso di Giornalismo e Comunicazione archeologica, orgnizzato dal Centro Studi umanistici "Lowthian Bell" con il patrocinio di Archeo News, un percorso di formazione integrativa post-universitaria, pensato appositamente per gli archeologi, gli antropologi, gli etnoantropologi, gli storici antichi e per tutti coloro che operano nell’ambito dei beni culturali e che desiderano acquisire gli strumenti adatti per divulgare la propria disciplina, comunicando con un pubblico non specialista. Il Corso si articolerà in 100 ore di lezione, esercitazioni e incontri con giornalisti della carta stampata e della televisione, editori, documentaristi, esperti in comunicazione.
Faranno parte del collegio dei docenti: Alessandro Maria Barelli, Presidente di Historia; Raffaele Castagno, giornalista di Repubblica Parma, ideatore e responsabile di “Ancient Times”; Tsao Cevoli, archeologo e giornalista; Gianluca Cicinelli, giornalista professionista, presidente agenzia di comunicazione Ciuoti, direttore de "Il Dirigibile", settimanale online di attualità e costume; Alfredo Corrao, MiBAC - DG-OAGIP, Servizio I - Affari Generali, Sistemi Informativi e Tecnologie Innovative, esperto e docente di fotografia applicata ai Beni Culturali; Vincenza Del Marco, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Roma “La Sapienza”, Associazione Italiana di Studi Semiotici; Laura Di Nitto, Children Programmes, Media Education Project, International Relations, Rai Tre; Giampiero Galasso, archeologo e giornalista; Fabio Isman, scrittore e giornalista de “Il Messaggero”; Pina Lalli, docente di Etnografia dei Media, Dipartimento di Discipline della Comunicazione, Università di Bologna ; Marina Lo Blundo e Matteo Sicios, promotori del Progetto di ricerca “Comunicare l’Archeologia”; Gian Piero Orsingher, Redazione Speciali Superquark, Rai Uno; Maurizio Pellegrini, Laboratorio didattica e promozione visuale, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale; Mario Serra, Direttore editoriale di “Archeo News”, Salvatore Spoto, giornalista professionista e scrittore.
Circa trenta ore delle cento a disposizione saranno dedicate allo svolgimento del laboratorio di scrittura giornalistica condotto, quest’anno, da Gianluca Cicinelli. Questa parte del corso consentirà ai partecipanti di apprendere le nozioni di base per scrivere un articolo. Al termine, la prova finale consisterà nella stesura di una mini inchiesta o di un reportage, a scelta del partecipante. Tre posti di partecipazione gratuita sono riservati agli archeologi, agli antropologi e ai restauratori delle soprintendenze, ai direttori e ai curatori di musei archeologici ed etnoantropologici, ai responsabili degli uffici culturali degli enti locali, provinciali e regionali. Gli interessati possono richiedere informazioni alla direzione didattica, all’indirizzo di posta elettronica direzione@centrostudiumanistici.it.
La sede di svolgimento del corso è a Roma, presso il Pick Business Center, Via Attilio Regolo n. 19. L’ammissione al corso sarà subordinata ad una selezione compiuta sulla base del curriculum vitae del candidato e sull’esame di un breve elaborato scritto da inviare unitamente alla domanda di iscrizione. Le pre-iscrizioni resteranno aperte fino al 20 agosto.
Quaranta i posti disponibili. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito web: www.centrostudiumanistici.it.
venerdì, 23.07.10
Wokshop di Archeologia Pubblica: alcune note a margine
Archeologia Pubblica: nome pomposo, altisonante, che fa presa sul pubblico e con cui le amministrazioni sicuramente possono – scusate l’espressione - sciacquarsi la bocca. Ma non è forse una tautologia?
L’archeologia non dovrebbe già essere di per sé pubblica, la ricerca non ha come fine la restituzione al pubblico dei risultati delle scoperte? L’apertura di nuove aree archeologiche, di mostre e musei non è forse pensata per il pubblico? Parlare di Archeologia Pubblica presentandola come un’area disciplinare a sé (così l’ha definita G. Vannini nel workshop del 12 luglio, così la definisce il PAPT) mi sembra una specificazione di cui gli archeologi non dovrebbero avere bisogno. Perché, citando ancora Vannini, la definizione di patrimonio comune con una funzione sociale si cuce benissimo addosso al termine “archeologia” senza bisogno della specificazione “pubblica”. Mi stupisce che nessuno dei convenuti abbia fatto quest’osservazione (non ho seguito la discussione finale, per cui non so se effettivamente nessuno abbia detto nulla in merito. Nel caso mi scuso), eppure alcuni dei casi presentati, fino al giorno prima del workshop erano semplici progetti e realizzazioni di archeologia senza ulteriori orpelli: mi riferisco ad es. agli scavi di Vada Volaterrana presentati da M. Pasquinucci (università di Pisa) o al Parco Archeominerario di Rocca San Silvestro e al Parco Archeologico di Poggibonsi citati da G. Bianchi nell’ambito dei numerosi progetti di archeologia portati avanti e realizzati da R. Francovich.
Forse la logica di mercato impone che per vendere il proprio prodotto – il progetto di archeologia – per ottenere finanziamenti, sia necessario fasciarlo in una bella confezione, in questo caso un nome accattivante. Allora forse Archeologia Pubblica è più efficace della nuda e cruda Archeologia presso gli enti finanziatori. In questo caso ben venga, allora, quest’ulteriore specificazione, questa sottolineatura che faccia capire per chi e per che cosa si fa archeologia.
L’importante, però, è che tutti noi che facciamo archeologia sappiamo che, lo ripeto, l’Archeologia ha per sua natura un fine pubblico e sociale così come l’archeologo ha il dovere sociale di comunicare al pubblico le sue scoperte e il suo lavoro.
Infine vorrei soffermarmi su un sasso lanciato da Vannini e colto da pochi tra i convenuti: qual è il pubblico dell’archeologia? Ci preoccupiamo della reazione del pubblico, della riuscita dell’evento di archeologia o ci interessa solo realizzarlo? Siamo sicuri che in una mostra di archeologia al successo di pubblico corrisponda il pieno apprezzamento da parte di quello stesso pubblico? Avere un feedback da parte del pubblico è importante per sapere se si sta lavorando bene e se c’è qualcosa da migliorare. Eppure quest’aspetto è ancora lasciato da parte in molte, troppe occasioni. La comunicazione, lo sappiamo, non è un percorso a senso unico, ha bisogno, per funzionare, anche del destinatario del messaggio. Tutto ciò va considerato, e in questa direzione bisogna lavorare, quando si mette in atto un progetto di archeologia, soprattutto se viene chiamata Archeologia Pubblica.
13/07/2010
Marina Lo Blundo
giovedì, 15.07.10
Archeologia Pubblica in Toscana: un progetto e una proposta
Si è svolto il 12 luglio 2010 a Firenze il workshop “Archeologia Pubblica in Toscana: un progetto e una proposta”. Promosso dall’Università degli Studi di Firenze, il workshop è stato occasione per presentare il PAPT, Polo di Archeologia Pubblica per la Toscana, cui lavorano i tre atenei di Firenze, Pisa e Siena. Cosa si intenda per Archeologia Pubblica lo spiega G. Vannini (università di Firenze) nell’intervento di apertura: l’Archeologia Pubblica è l’area disciplinare che ricerca e promuove il rapporto che l’archeologia ha instaurato o può instaurare con la società civile. Il potenziale di innovazione del settore sta nella capacità di creare un tessuto connettivo forte tra ricerca archeologica e comunità. I settori che ricadono nella sua sera sono la comunicazione, l’economia e le politiche dell’archeologia. L’obiettivo è usare la ricerca come fattivo vettore di sviluppo socioeconomico regionale. L’archeologia Pubblica ha una duplice valenza: quella di bene, patrimonio comune, e quella di funzione sociale che si estrinseca attraverso la comunicazione e la fusione col territorio. Il PAPT muove da una considerazione che potrà apparire ovvia ma che non è scontata: utilizzare la ricerca avendo per obiettivo lo sviluppo sociale ed economico dell’areale in cui interviene.
I successivi interventi sono stati presentazioni di singoli casi di Archeologia Pubblica che tutti insieme concorrono alla realizzazione del PAPT, sia in ambito nazionale che internazionale (si veda il contributo di S. Mazzoni – università di Firenze – che, parlando dell’esperienza in Siria, ha mostrato come attraverso ricerche archeologiche sul territorio e mostre di grande richiamo all’estro l’Archeologia Pubblica concorra allo sviluppo economico legato al turismo).
Il Dott. Anastasi (università di Siena) ha presentato un’interessante applicazione dell’archeologia dell’architettura a supporto della Protezione Civile nella valutazione del rischio sismico e in vista del restauro di edifici storici a seguito di danni derivanti da terremoto. L’Archeologia assume così il ruolo inedito di supporto scientifico nel campo del recupero di edifici in caso di emergenza.
Tra gli altri interventi si segnalano ancora le proposte concrete di interazione col pubblico presentate dalla Dott.sa Poesini (università di Siena), a partire dalla manifestazione annuale di piazza a Sesto Fiorentino (FI) “6000 anni di ceramica preistorica a Sesto Fiorentino” che punta all’interazione col pubblico nel senso più ampio del termine, tutte le fasce d’età, tutti i livelli culturali, grazie all’apporto tra gli altri dell’archeologia sperimentale, con l’obiettivo di sviluppare nella coscienza del singolo la conoscenza della propria tradizione cultuale attraverso il meccanismo del “fare”. Infine G. Bianchi (università di Siena) ricorda quale dev’essere l’iter per far sì che l’Archeologia possa dirsi Pubblica: innanzitutto la ricerca deve portare all’elaborazione di un racconto storico. Più sono i dati più il racconto è valido oltre che all’interno della comunità scientifica anche nel dialogo con il grande pubblico e innanzitutto con gli enti locali, che devono capire l’impatto del racconto per poter fornire un finanziamento. Segue quindi l’elaborazione e infine la realizzazione pratica del progetto.
Va rilevato a tal proposito un aspetto che tutti i convenuti hanno sottolineato: la necessità di reperire fondi, senza i quali non si fa nulla e la lungimiranza di presentare progetti che generino a loro volta fondi.Infine, un fatto positivo emerge dal workshop ed è l’impegno in prima linea dell’università nel campo della valorizzazione, campo che il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e l’Art. 117, Titolo V (mod.) della Costituzione lasciano agli enti periferici. Si auspica quindi una sempre più stretta collaborazione tra università e Soprintendenza per i Beni Archeologici, in vista del bene comune, cioè il pubblico, e magari anche al di fuori della sola Toscana.
Fin qui il resoconto dei concetti più significativi emersi nel corso del workshop. In un prossimo post si presenteranno invece alcune note in margine al concetto di Archeologia Pubblica.
13/07/2010
Marina Lo Blundo
lunedì, 28.06.10
ARCHEOLOGIA E MUSICA ROCK
Luciano Ligabue ha scelto come location per il videoclip della sua canzone “un colpo all’anima” l’area archeologica di Nora, in Sardegna. Nel video Ligabue canta la sua canzone all’interno del teatro romano, richiamando da ogni parte ragazzi e ragazze che ballano sui gradoni della cavea. Il video è l’occasione per mostrare oltre al teatro romano anche altri settori dell’area archeologica, che effettivamente ha tutte le carte in regola per essere una location suggestiva: il sito è molto grande, con resti monumentali particolarmente ben conservati e in posizione panoramica ottima, in riva al mare. La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna è stata molto favorevole al ciak per questo video, girato a marzo, perché ha intravisto la possibilità di pubblicizzare il parco archeologico in un modo, per così dire, anticonvenzionale.
Dopo Vasco Rossi, che aveva ambientato il videoclip della canzone “Stupido Hotel” all’interno delle Grotte di Frasassi, ora tocca ad un altro big della canzone italiana sensibilizzare i propri fan sul Patrimonio – nel caso di Vasco naturalistico/geologico, nel caso di Ligabue archeologico – del nostro Paese. Ciò è tanto più importante in quanto i videoclip delle canzoni sono trasmessi principalmente da canali TV, quali MTV o Deejay TV, che raccolgono il pubblico degli adolescenti e dei giovani, ovvero quella fetta di popolazione che più di ogni altra è bene che conosca il proprio Patrimonio Culturale. L’operazione attuata dal video di Ligabue è una di quelle azioni di comunicazione efficace che consiste nell’inserire l’archeologia in uno spazio inconsueto, in cui nessuno si sognerebbe di trovarla. Ben venga quindi il videoclip di Ligabue, se stimolerà qualcuno tra i suoi fan, giovani e meno giovani, alla curiosità per Nora e, magari, in generale per il Patrimonio archeologico italiano.
Si può vedere il video della canzone di Ligabue a questo link:
http://www.youtube.com/watch?v=HSJKuKnIWN0
mentre a questo link si può vedere il backstage, nel quale il parco archeologico di Nora fa da sfondo:
http://www.youtube.com/watch?v=Kvq3fGQ_SaE&feature=channel
28/06/2010
Marina Lo Blundo
mercoledì, 16.06.10
Progettare il Museo. Una prospettiva internazionale
Si presenta il corso di alta formazione e specializzazione "Progettare il Museo. Una prospettiva internazionale", organizzato nell'ambito dei corsi di Alta Formazione in Beni Culturali della Scuola Normale Superiore di Pisa, e incentrato sulle tematiche e metodologie della progettazione, allestimento e comunicazione museale.
Il corso, che si svolgerà a Volterra, vuole fornire l'opportunità sia a giovani laureati che a persone già inserite ed operanti all'interno di istituzioni culturali pubbliche e private, di approfondire la conoscenza delle tematiche della progettazione e della comunicazione per musei ed esposizioni temporanee, esaminando gli sviluppi più recenti a livello internazionale. Dopo alcune lezioni propedeutiche di museologia, che consentiranno a tutti i partecipanti, indipendentemente dalla loro provenienza e formazione, di condividere una conoscenza di base della materia, seguirà l'approfondimento delle tendenze più attuali della museologia e progettazione di musei e mostre in campo internazionale. Si proporrà una panoramica delle più significative e recenti realizzazioni internazionali, che consentirà di introdurre approcci e orientamenti culturali profondamente diversi.
Con il coordinamento scientifico didattico di un esperto gli studenti visiteranno un museo analizzandolo nei suoi vari aspetti durante la visita. Di seguito, gli studenti con la supervisione del docente elaboreranno un progetto allestitivo.
I 24 posti disponibili saranno suddivisi sulla base delle domande pervenute fra giovani con laurea specialistica (o laurea quadriennale del vecchio ordinamento) e persone già inserite nel mondo del lavoro in settori afferenti alle tematiche del corso. Una percentuale dei posti, non inferiore al 40%, sarà riservata, subordinatamente a una valutazione di piena idoneità alla partecipazione, a candidati di età non superiore a 35 anni.
Al termine del corso, in base ad un colloquio mirato alla valutazione delle competenze acquisite, delle attitudini specifiche e delle motivazioni, potranno essere disposti periodi di stage presso strutture ed enti del settore.
Per prendere nota del bando consultare la pagina web http://www.sns.it/it/borse/master/annoincorso/progettaremuseo/
sabato, 29.05.10
Strumenti per la comunicazione dei Beni Culturali - corso pratico - livello avanzato
Si presenta il programma del corso pratico in Strumenti per la comunicazione dei Beni Culturali - livello avanzato, che si terrà a Genova a partire da giugno 2010 e la cui presentazione avverrà il 9 giugno 2010.
Questi i contenuti del corso:
>PRATICA DI ALLESTIMENTO MUSEALE – 6 ORE: due incontri per lavorare dentro i musei e le aree espositive, per progettare gli strumenti di comunicazione. Periodo: 2a e 4a settimana di Giugno
>ESERCITAZIONE DI SCRITTURA PER I MUSEI: PANNELLI, DIDASCALIE, VIDEO – 5 ORE: tre incontri di laboratorio di scrittura con Michele Vaccari. Periodo: 3a settimana di Giugno
>REALIZZARE STRUMENTI DI COMUNICAZIONE – 6 ORE: laboratorio con i consulenti scientifici per la realizzazione pratica degli strumenti di comunicazione. Periodo: 1a e 2a settimana di Luglio
> PERSONAL PROJECT – 1 settimana (in piena autonomia ed autogestione dei tempi): lavoro su un progetto in esecuzione. Periodo: Luglio – Settembre
Questi gli obiettivi: la formazione pratica degli iscritti, che saranno così in grado di utilizzare e realizzare gli strumenti di comunicazione oggetto del corso; la valorizzazione delle competenze di ciascun partecipante per possibili future collaborazioni nel settore della comunicazione dei beni culturali.
Il corso si rivolge a n° 6 persone, già formate sull'argomento, che dovranno fornire curriculum vitae per la selezione. Tale curriculum deve essere inviato a matteo.sicios@libero.it. I candidati selezionati sulla base del curriculum verranno poi contattati tramite e-mail. Per ogni ulteriore informazione si può contattare l'indirizzo e-mail info@francescobertazzo.it.
Il corso è tenuto da Matteo Sicios e da Michele Vaccari.
venerdì, 21.05.10
Turistarth 2010: Verso il futuro seguendo le tracce del passato
Vogliamo segnalare un convegno che ha per tema la comunicazione dell'archeologia avvalendosi delle nuove tecnologie. La ricerca e le sperimentazioni in questo campo stanno procedendo e non pochi sono i progetti che vengono messi a punto. Il convegno che si presenta vuole mostrare proprio alcuni di questi progetti, che possano essere di spunto e di esempio per ulteriore ricerca in questo campo.
TuristArth - Turismo Arte Nuove Tecnologie è un appuntamento interamente dedicato alla valorizzazione del patrimonio artistico - ambientale - culturale attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. L'edizione di quest'anno, in particolare, è dedicata alle "avanguardie" in ambito archeologico e presenterà i progetti più significativi dell'ultimo anno.
Il convegno si svolgerà alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano il 25 giugno dalle ore 9. Il tema scelto per questa edizione è "Verso il futuro seguendo le tracce del passato", ovvero l'archeologia e la promozione delle meraviglie del passato attraverso i new media.
La sessione del mattino prevede la partecipazione di relatori che illustreranno progetti recentissimi come la "Laus Pompeia tra spazio reale e spazio virtuale" dell'associazione Acmè di Lodi e l'innovativo progetto della città di Aquileia che permette ai turisti di scoprire le tracce del passato in bicicletta con tecnologia GPS.
Nel pomeriggio sarà possibile partecipare alle visite guidate interattive e scegliere fra tre percorsi: la Pinacoteca Ambrosiana raccontata attraverso le parole del suo fondatore, il Cardinale Federico Borromeo; il Foro dell'antica Mediolanum, i cui resti si conservano nei sotterranei dell'edificio dell'Ambrosiana; la Chiesa di San Sepolcro, risalente all'XI secolo e recentemente restaurata.
Per maggiori informazioni sul programma del convegno e sulle attività si può consultare il sito ufficiale dell'evento
www.turistarth.com. Sempre attraverso il sito, alla sezione Registrazione, è possibile già iscriversi al convegno e prenotarsi per le attività pomeridiane perchè i posti sono limitati.
venerdì, 07.05.10
Storie d'arte e di misfatti: le archeomafie raccontate a fumetti
Il tema delle archeomafie e delle indagini del Nucleo Tutela Patrimonio Beni Culturali è di grande attualità. L'Italia ultimamente ha investito e sta investendo molto nel recupero del nostro Patrimonio sommerso, quel patrimonio, cioè, che viene sottratto illecitamente allo stato italiano per andare ad ingrassare gli ingranaggi delle archeomafie. Numerose mostre sono state organizzate negli ultimi tempi per mostrare ai cittadini i risultati delle indagini dei Carabinieri dell'Arte, esponendo i pezzi recuperati da sequestri e da musei stranieri che li avevano acquistati illecitamente.
La mostra allestita attualmente all'Istituto Nazionale per la Grafica di Roma, dal titolo Storie d'arte e di misfatti, affronta nuovamente il tema, ma secondo una prospettiva diversa: raccontando le indagini che hanno portato ai recuperi attraverso lo strumento più immediato per un'efficace comunicazione: il fumetto.
Attraverso sei fumetti la mostra racconta altrettante indagini relative ad opere d'arte trafugate e a falsi d'autore, e tra queste, due sono dedicate a reperti archeologici.
L'aspetto importante di questa mostra è la volontà di sensibilizzare il pubblico sul problema dei traffici illeciti di opere d'arte e di antichità e sull'importanza della difesa del nostro Patrimonio Culturale, che deve essere condivisa da tutti.
Qanto al metodo scelto per l'esposizione, usare il fumetto per sensibilizzare l'opinione pubblica non sarà un'idea tra le più innovative, ma è senz'altro più "comunicativa" di tante altre soluzioni che in generale si sfruttano per le mostre. Quella del fumetto è una strada che non va sottovalutata, perché ha in sé un elemento fondamentale, il richiamo alle immagini, che è il modo più semplice ed efficace per trasmettere un messaggio: non è un caso se i bambini adorano i fumetti e sempre più grandi non li disdegnano.
A questo link si possono vedere alcune immagini dalla mostra, mentre a questo link si pò leggere il comunicato stampa relativo all'evento, promosso da Legambiente, e che sarà aperto al pubblico fino al 16 maggio 2010.
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