Comunicare l archeologia
Comunicare l’archeologia è un gruppo di lavoro che si prefigge come obiettivo la formazione di archeologi in grado di comunicare al maggior numero di persone i risultati e i metodi delle ricerche archeologiche, soprattutto in Liguria.
La nostra mission è quella di collaborare con archeologi e professionisti della comunicazione e della divulgazione, candidandoci come promotori di una figura professionale ancora inesistente:
un archeologo che sappia elaborare progetti di comunicazione al grande pubblico conoscendone gli strumenti, ma senza far mancare a questi prodotti il rigore scientifico, la precisione e la completezza delle informazioni.
in sintesi: Fare un’archeologia che sia comunicativa (e che non si limiti solo al livello scientifico e divulgativo) e incentivare una comunicazione maggiormente archeologica (cercando spazi e collaborazione per aumentare l’informazione sulle ricerche archeologiche).
MS, 2005
Buona navigazione!
per aderire al gruppo, collaborare con noi, o avere qualsiasi informazione, scrivete a comunicarelarcheologia@gmail.com
martedì, 16.02.10
Philip Matyszack, Roma antica per 20 sesterzi al giorno
Si può spiegare la società romana creando un’illusione? Fingendo di trovarsi a passeggiare per le vie di Roma antica?
P. Matyszack crea, per poter spiegare i vari aspetti della vita e della società romana, una guida turistica sul modello Lonely Planet pensata per l’uomo moderno, abituato più a viaggiare che a studiare, e più a leggere una guida turistica che un libro di storia. A partire dal titolo accattivante, “Roma antica per 20 sesterzi al giorno”, e dal sottotitolo degno di un manifesto pubblicitario, “la tua guida low cost nella Roma dei Cesari”, presenta a questi improvvisati turisti del passato che sono i suoi lettori, i vari aspetti della società romana imperiale: come arrivare a Roma, dove alloggiare, dove cenare, dove fare shopping...categorie tipiche del nostro comune linguaggio applicate ad una società antica, quella della Roma imperiale.
Il rischio di un’operazione del genere è di mischiare insieme vari momenti della lunga vita dell’Impero, ingenerando in qualche caso un po’ di confusione, cosa che purtroppo accade in più di un’occasione. Ma ciò che qui interessa non è valutare la completezza dei contenuti, ma piuttosto porre l’accento su un modo senza dubbio innovativo di raccontare la storia.
Dovendo fare un confronto con un’altra opera che crea l’illusione di passeggiare per Roma imperiale, “Una giornata nell’antica Roma” di Alberto Angela, notiamo che questa è più coerente, ambientata in un preciso momento storico, l’età traianea, da cui non si discosta, ed è più completa. Ma il libro di Matyszack è ulteriormente innovativo rispetto a quello di Angela, nel suo modo di porre l’argomento: una serie di consigli pratici al lettore che vuole conoscere Roma. Se A. Angela realizza un libro-documentario, con le sue descrizioni che sembrano riprese televisive (cui senz’altro il lettore è più abituato rispetto al libro nudo e puro), Matyszack realizza una guida turistica, con info pratiche e un linguaggio immediato che ben risponde alle esigenze del lettore che, come dicevo all’inizio, nella vita di tutti i giorni è più propenso a progettare un viaggio che non a studiare storia e che magari ha paura di affrontare un libro su Roma antica perché teme di trovarsi davanti un saggio di difficile lettura.
Sperimentare, utilizzare un nuovo linguaggio, una formula innovativa: il risultato va sicuramente preso in considerazione e deve spronare chi si occupa di comunicazione, o di divulgazione, dei Beni Culturali, dell’archeologia, della storia e delle antichità in genere, a cercare sempre nuovi metodi di approccio al pubblico che, ormai lo sappiamo, dev’essere accompagnato nella lettura, dev’essere incuriosito e stimolato a tener viva l’attenzione e non deve restare passivo, ma dev’essere coinvolto: così fa, infatti, il lettore di Matyszack: mentre legge, progetta la sua “vacanza”, prende nota delle abitudini dei Romani, interagisce. E la comunicazione della storia, in questo modo, è efficace.
16/02/2010
Marina Lo Blundo
martedì, 09.02.10
Archeologia e città: riflessione sulla valorizzazione dei siti archeologici in aree urbane
Si segnala l'Incontro di Studi "Archeologia e città: riflessione sulla valorizzazione dei siti archeologici in aree urbane", che si svolgerà nei giorni 11 e 12 febbraio 2010 presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme (qui il programma completo dell'evento).
L’incontro di studi si propone di affrontare i temi dell’archeologia urbana e preventiva nello sviluppo urbanistico moderno e della convivenza tra passato e presente nelle città a continuità di vita. La necessaria continua evoluzione delle città odierne rende particolarmente attuali le problematiche relative alla conservazione dell’antico e al contributo che la valorizzazione del patrimonio storico può dare allo sviluppo cittadino.
Si propone di discutere il rapporto tra i siti archeologici e le conurbazioni urbane dal punto di vista della valorizzazione e della fruizione delle testimonianze storiche all’interno della progettazione urbana. Si vuole mostrare il valore del rapporto antico-moderno e la potenzialità della valorizzazione dei siti archeologici come elementi di sviluppo nelle trasformazioni urbanistiche delle città contemporanee. In tal senso si vuole reinterpretare in chiave positiva la dialettica tra la pianificazione urbana e l’archeologia preventiva come fulcri dello sviluppo cittadino. Infine si vuole sostenere l’importanza della realizzazione di “musei diffusi” della storia cittadina, già presenti in ambito europeo e italiano.
Gli interventi avranno come fine quello di presentare dei casi di studio su scala non solo italiana, con gli esempi di Roma, Brescia, Rimini, Ravenna,Pozzuoli, Pomezia, ma anche europea, in particolare Barcellona, Saragozza, Marsiglia, Parigi, Londra. Sulla base di essi, del confronto tra essi e tra le varie soluzioni prospettate, si aprirà un dibattito che offrirà certo spunti di riflessione sull'importanza dell'archeologia urbana e sulla necessità chei suoi frutti non rimangano un qualcosa di separato dalla città contemporanea, ma ne siano invece parte integrante e importante.
lunedì, 01.02.10
FARE LA SPESA E ACQUISTARE...ARCHEOLOGIA!
All’Ipercoop di Sesto Fiorentino i resti di una villa romana
Nel parcheggio sotterraneo dell’Ipercoop di sesto Fiorentino (FI) chi va a fare la spesa o shopping al centro commerciale può approfittarne per fare un tuffo nel passato visitando i resti di una villa romana venuta in luce durante i lavori per la realizzazione del parcheggio.
L’area archeologica non è particolarmente grande, né presenta resti particolarmente spettacolari agli occhi dell’ignaro cliente dell’Ipercoop, ma è stata concepita in modo da comunicare nel più breve tempo (quello che in media un curioso può concedere ad una cosa così strana come vedere dei resti archeologici nell’ultimo posto in cui gli verrebbe in mente di trovarli!) la maggior mole di informazioni possibile. Così lo spettatore nello stesso momento vede le strutture, che gli vengono spiegate con un’adeguata pannellistica, scopre che l’area di Sesto Fiorentino è frequentata fin dalla preistoria e dall’antichità, e può vedere anche come lavorano gli archeologi: sì, perché alcune sagome a grandezza naturale rappresentano gli archeologi al lavoro: chi al setaccio, chi mentre fa un rilievo, chi mentre porta la carriola...è ricostruita persino la baracca/magazzino per il ricovero degli attrezzi.
L’area archeologica è pubblicizzata all’ingresso del centro commerciale, così anche chi lascia l’auto in superficie può, se incuriosito, andare a vedere il sito.
La scelta di lasciare visibile al pubblico, alla clientela del centro commerciale, la villa romana è stata senza dubbio coraggiosa: una scommessa, quella di portare l’archeologia in un luogo assolutamente inconsueto, che va premiata e che dovrebbe stimolare altri esempi di questo tipo. Nell’area di Firenze, del resto, esistono analoghe “musealizzazioni”, anche se meno spettacolari: in pieno centro storico, in via del Proconsolo, per esempio, una boutique occupa il piano terra di un palazzo al di sotto del quale è venuto alla luce un tratto delle mura della città romana con relativa torretta circolare. Una pavimentazione trasparente permette di vedere dall’alto i resti ben conservati e restaurati. Così accade che chi entra in questo museum/store, come esso stesso si definisce, per fare shopping, oltre al capo d’abbigliamento più glamour del momento può acquistare, e gratis, un’inaspettata esperienza di contatto con l’archeologia.
La speranza è che, dato che nelle nostre città il patrimonio archeologico che emerge ogni giorno negli scavi urbani lo consente, ci siano sempre più realtà in cui il resto archeologico venga valorizzato in un contesto che a prima vista non gli appartiene, ma cui in realtà è profondamente legato per ovvie ed evidenti ragioni storiche. La sorpresa nel trovarsi davanti un sito archeologico in un posto in cui nessuno si immaginerebbe di trovarlo prepara le basi di un’efficace comunicazione dell’informazione archeologica: lo spettatore, incuriosito e stupito, è bendisposto ad accogliere l’informazione, magari, addirittura, la riporta ad altri. Ed ecco che così la scoperta archeologica esce dall’anonimato e va ad arricchire il bagaglio culturale di chi, del tutto inaspettatamente, se la trova davanti.
Marina Lo Blundo
01/02/2010
lunedì, 04.01.10
ARCHEOMATICA: una nuova rivista sulle tecnologie applicate ai Beni Culturali
E' nata una nuova rivista dedicata alle tecnologie applicate ai Beni Culturali. Si tratta di ARCHEOMATICA, una rivista dedicata alla presentazione e alla diffusione di metodologie avanzate, tecnologie emergenti e tecniche per la conoscenza, la documentazione, la salvaguardia, conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale. La rivista si propone di pubblicare articoli scritti da ricercatori, archeologi, storici, conservatori e restauratori, per la diffusione di nuove metodologie specifiche e dei risultati sperimentali.
Archeomatica, si legge nell'editoriale al Numero Zero della rivista (online qui), nasce dall'esigenza di colmare un vuoto nel settore dell'informazione tecnico-divulgativa per le tecnologie applicate alla gestione, conservazione, restauro e mantenimento del patrimonio culturale. La rivista si pone quindi come obiettivo la divulgazione ad ampio spettro, la promozione e lo scambio di conoscenze per la tutela, la conservazione e la valorizzazione del Patrimonio Culturale, riservando una particolare attenzione ad un buon equilibrio tra livello scientifico accessibile e una divulgazione allargata.
Il numero zero è consultabile on-line al sito web http://www.archeomatica.it/
lunedì, 30.11.09
The “Virtual museum of the European roots”: discovering our cultural heritage online
F-MU.S.EU.M (form Multimedia System for a European Museum) organizza per il 3 dicembre 2009 a Roma (Sala Gonzaga del Campidoglio, via della Consolazione, 4) la Conferenza internazionale "The virtual museum of the European roots": discovering our cultural heritage online, con lo scopo di presentare i risultati del progetto che ha portato alla nascita di un Museo Virtuale delle radici europee, il Virtual Museum of the European Roots, già consultabile, anzi visitabile, online al sito www.europeanvirtualmuseum.net.
Il progetto, incentrato sulla cultura e l'arte della preistoria, ha portato alla realizzazione di un prodotto alla portata di quanti, desiderosi di conoscere la preistoria europea, sono interessati a fare un tuffo in quello che si potrebbe definire il museo dei musei di preistoria europei. Virtuale, naturalmente.
L'iniziativa, lodevole senz'altro, così come verrà presentata nella Conferenza del 3 dicembre mette in luce il ruolo sociale del nostro mestiere, in quanto mira a creare una piattaforma unica per rivelare le radici comuni dell'Europa (il che è un bello spunto...), mentre suscita alcune perplessità riguardo altri aspetti, tra cui uno in particolare: si può infatti dubitare che un museo virtuale, online, possa aiutare lo sviluppo del turismo culturale, come invece sembra si auspichino i promotori. E' una piattaforma culturale e tematica, con i suoi pregi e i suoi difetti, anche a livello di navigazione.
I musei virtuali sono un tema molto attuale: utili senz'altro, lodevoli sicuramente, purché non si perdano di vista i musei reali!!
30/11/09
Marina Lo Blundo
venerdì, 13.11.09
Nuove tecnologie per lo studio e la fruizione delle arti – 19/11/09
Si terrà a Genova il 19 novembre 2009 la Giornata di Studio “Nuove tecnologie per lo studio e la fruizione delle arti”. Organizzata dalla scuola di Dottorato di ricerca in Arti, Spettacolo e Tecnologie Multimediali dell’Università di Genova, la giornata si svolgerà nell’Aula Magna di via Balbi 2 (facoltà di lettere e filosofia) al mattino per poi spostarsi in Aula 6 (stesso indirizzo) nella sessione pomeridiana.
Si riporta il programma degli interventi, ricco di spunti interessanti per chi si occupa di comunicazione dei Beni Culturali:
I PARTE – Strumenti e ricerca
9.30 Giulia Savio - Dictionary of Art Historians: studio del caso.
9.50 Alessandra Visentin - Archivio multimediale di videoarte in rete.
10.10 Mirvana Contini - Dai primi approcci digitali al web del futuro.
10.30 Simona Bernardello - Le fototeche, strumento didattico e divulgativo: studio di casi.
10.50 Sara Serafini - Il primo e-book di storia dell’arte: work in progress…
II PARTE – Fruizione e promozione
11.30 Francesca Puddu - Musei e social network: didattica, interpretazione o pubblicità?
11.50 Ginevra Domenichini - Politiche culturali aziendali e nuove tecnologie: una coppia riuscita? Riflessione su alcuni casi studio in Italia.
12.10 Francesca Cavallero - Fruizione attiva di beni culturali: le prospettive della ricerca.
III PARTE – Arti e linguaggi
15.00 Domenico Quaranta - Schermi urbani e “media facades”. L'edificio come display.
15.20 Elisabetta Goggi - Il trailer cinematografico e la comunicazione.
15.40 Stefania Schibeci - Cinema e new media: problematiche e possibili sviluppi.
16.00 Luca Bochicchio – Metodologie e tecnologie per un Archivio d’Arte Contemporanea.
16.20 Federica Natta - Multimedia e teatro: per un nuovo approccio al versante della
documentazione. Il caso italiano di Herla e Atasi.
lunedì, 02.11.09
Master in MULTIMEDIA ENVIRONMENTS AND CULTURAL HERITAGE
Segnaliamo il Master in AMBIENTI MULTIMEDIALI PER I BENI CULTURALI - MULTIMEDIA ENVIRONMENTS AND CULTURAL HERITAGE, che si svolgerà nell’anno accademico 2009-2010 presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
Il master è incentrato sulle metodologie e tecniche multimediali e sulla loro applicazione nell’ambito dei Beni Culturali: propone un percorso formativo incentrato sulla conoscenza ed esperienza dei beni culturali e soprattutto sulle competenze informatiche relative alle applicazioni multimediali specifiche nel settore. Il master si rivolge a giovani di formazione umanistica, scientifica e tecnologica con interesse a maturare competenze nell'ambito delle nuove tecnologie di catalogazione, gestione, analisi e comunicazione dei Beni Culturali. Si mira alla formazione di nuove professionalità interdisciplinari, esperte in metodologie e tecniche multimediali con una preparazione approfondita specificatamente per il patrimonio culturale.
Il Master ha una durata annuale e la scadenza per le iscrizioni è il 9 novembre 2009.
Info: http://www.unina.it/studentididattica/postlaurea/master/dettagli.jsp?cont=269
venerdì, 30.10.09
Trekking urbano a Genova: appuntamento il 31 ottobre
Quasi un anno fa davamo notizia dalle pagine di questo blog dell’interessante iniziativa del trekking urbano, una realtà effettiva già in alcune città d’Italia, prima fra tutte Siena. All’epoca, era il febbraio scorso, auspicavamo che analoghe iniziative potessero svilupparsi adeguatamente a Genova, che vanta il centro storico più grande d’Europa e che quindi ben si presta ad essere percorsa a piedi.
La risposta non si è fatta attendere. Genova si è fatta sentire.
Già il 13 ottobre 2009, nel corso della Conferenza Stampa Nazionale sul Trekking Urbano, cui “Comunicare l’archeologia” ha partecipato, è stata sottolineata l’importanza di questa buona pratica, innanzitutto perché comprende nel suo percorso l’acquedotto storico di Genova, importante monumento della città, ma soprattutto è stata messa in rilievo una caratteristica interessante del trekking urbano: un’iniziativa del genere fa bene alla salute! Ma non solo: oltre che alla salute propria, il singolo che pratica il trekking urbano fa bene anche alla salute della città: è stato sottolineato infatti che grazie ad esso la gente frequenta aree ormai fuori dai consueti percorsi turistici del centro cittadino, convergendo piuttosto verso aree “ai margini” ma non per questo meno ricche di storia, di bellezza e di stimoli; questo comporta la frequentazione di aree più “rurali” (concedeteci il termine), come ad esempio la Val Bisagno. Attraverso il trekking urbano, poi, si può assistere ad un’efficace opera di comunicazione dell’archeologia, quando nei percorsi sono inserite aree o siti di interesse archeologico misconosciuti ai più.
Il 31 ottobre si svolge a Genova, che questa volta è capofila in Italia, la VI Giornata del Trekking Urbano, con due percorsi, uno nel centro storico di Genova, l’altro proprio verso l’acquedotto storico di Genova. E nel Parco dell’Acquedotto Storico di Genova si svolgerà il Convegno “Il Trekking tra cielo e mare. Cultura e Turismo”, cui parteciperà tra gli altri il comune di Siena, che a suo tempo fu capofila nella promozione dell’Urban Trekking in Italia, e una rappresentanza del Ministero del Turismo, segno che, tutto sommato, quella del trekking urbano non è un’idea così peregrina per sviluppare il turismo culturale in Italia.
30/10/09
Matteo Sicios, Marina Lo Blundo
giovedì, 29.10.09
Comunicare gli archivi: resoconto dell'incontro di Torino
Lorenzana Bracciotti, archivista e specializzanda in Archeologia Classica a Genova, ci fornisce il resoconto della Giornata “Comunicare gli archivi”, di cui abbiamo dato segnalazione qui.
Far parlare gli archivi, per di più ad un pubblico di non specialisti, è una sfida, faticosa ma stimolante, che richiede continuo confronto e scambio di vedute. Se ne è discusso ieri all’Archivio di Stato di Torino, nell’incontro “Le voci dei documenti. Comunicare gli archivi: nuove esperienze di valorizzazione e divulgazione”, durante il quale sono stati affrontati tutti gli aspetti della questione, dalla didattica archivistica all’editoria specializzata, fino alla valorizzazione dell’archivio di impresa.
Fondamentale, come emerso da tutti gli interventi, è la creazione di un rapporto di scambio e collaborazione. Il documento non va presentato con sussiego sacerdotale ad un pubblico rispettoso ma passivo. Va invece visto da vicino, interrogato, toccato (con le dovute cautele) e soprattutto messo in relazione: con le altre fonti, con le vicende personali, con il territorio.
Roberto Grassi, funzionario della Direzione generale Culture della Regione Lombardia, ha presentato riuscite esperienze di incontro tra documenti e scrittura narrativa. I laboratori, condotti in Lombardia da ormai un decennio, sono rivolti sia alle scuole sia agli adulti: l’“archivista narratore”, partendo dallo studio dei documenti, si appropria letteralmente della vicenda, per restituirla sotto forma di racconto.
Il tema del rapporto tra archivi e strumenti informatici è stato affrontato da Riccardo Lorenzino e Augusto Cerchi, fondatori, rispettivamente, di Hapax Editore e dell’agenzia Alicubi, che si sono interrogati su modi e misure della digitalizzazione del documento storico e della creazione del sito web culturale. Lorenzino ha istituito un suggestivo (e gradito) confronto tra l’archivista e l’archeologo da campo, invitando al lavoro basilare sulle fonti e sulle loro connessioni, in quello che potremmo definire uno “scavo in estensione”. Condivisibili le riserve nei confronti di progetti inutilmente costosi e spettacolari - come la recente creazione della Gioconda parlante – che poco aggiungono alla comprensione del documento, ridotto piuttosto ad immagine esornativa ed inflazionata.
Cerchi ha illustrato l’approccio non informatico al progetto web, rivendicando l’importanza dell’archivista e dell’umanista in generale. A loro il delicato ruolo di “mediatori culturali” tra contenuto e destinatari – spesso ben definiti ed esigenti – in costante e non arrendevole collaborazione con il web designer.
Graziana Bolengo, direttrice dell’Archivio di Stato di Biella, e Silvia Olivero, responsabile dell’Archivio Storico del Comune di Savigliano (CN), hanno illustrato le attività didattiche realizzate nei rispettivi istituti. Progetti di “alto artigianato” portati avanti con finanze limitate e in archivi piccoli, ma resi sapientemente accoglienti. Idee e spunti, come hanno sottolineato entrambe le relatrici, sono nati spesso ascoltando le domande dei partecipanti, venendo incontro alle loro curiosità e ai loro gusti (compreso uno spiccato gusto splatter per le cronache di epidemie) e assecondando anche le reazioni più divertite.
Completamente differente l’utenza con la quale si confronta Danilo Craveia, responsabile dell’Archivio aziendale Ermenegildo Zegna, che opera in un mondo, quello della moda, nel quale i ritmi di produzione e di obsolescenza sono vertiginosi. Suo, tra gli altri, il compito di “archiviare la comunicazione”, gestire cioè la mole di progetti, immagini e filmati realizzati per la promozione del marchio, tuttora materia prima per il lavoro di creativi e pubblicitari.
Decisamente favorevole la reazione del pubblico in sala, composto prevalentemente da colleghi e in grado di valutare, oltre alla qualità dei contenuti, le non poche difficoltà, economiche e organizzative, affrontate da chi opera nei Beni Culturali.
Lorenzana Bracciotti
martedì, 27.10.09
"Comunicare l'archeologia": Daniele Manacorda a Trento
Il tema dell’incontro si concentra sul rapporto tra archeologia e società, rapporto che si è fatto più intenso negli ultimi anni a fronte di una maggiore consapevolezza della funzione strategica dei Beni Culturali. Verranno affrontate le diverse modalità di rendere pubbliche le ricerche archeologiche e di valorizzarne i risultati, per un arricchimento culturale di tutta la società. Per divulgare bene occorre uscire dalla cerchia degli ‘addetti ai lavori’ e trasferire le proprie conoscenze illustrando il risultato delle indagini scientifiche ma anche esponendo il motivo per cui quelle indagini sono state avviate. Compito degli archeologi è coniugare il rigore scientifico con la passione civile del loro racconto per fare scoprire al vasto pubblico il valore dell’eredità culturale che appartiene a tutti e che va tutelata, conservata e valorizzata.
Manacorda, che da anni tiene una rubrica sulla rivista Archeo, dalla quale parla al pubblico di lettori apassionati del mestiere dell'archeologo, scende in piazza - anzi, sotto la piazza - per affrontare un tema, quello della comunicazione dell'archeologia, caro a molti, ormai anche nell'ambiente accademico. Il titolo dell'Incontro, Comunicare l'archeologia, senz'altro efficace, appare però ormai un po' inflazionato: sempre da più parti si usa quest'espressione, ci si sciacqua la bocca, per dirla prosaicamente, per attirare pubblico - un esempio l'abbiamo visto proprio pochi giorni fa a Genova a proposito della storia. Ci auguriamo però che Manacorda parli proprio di quello che il suo titolo esprime: il rapporto tra archeologi e società, i modi del dialogo tra archeologi e grande pubblico in vista del fine comune che è la conoscenza, e quindi la tutela, del patrimonio culturale di tutti.
27/10/09
Marina Lo Blundo
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